De Max Weber… a Mauricio Macri

DE MAX WEBER

El ciclo K ha brutalizado la débil política argentina. Las consecuencias de este último manotazo se desploman sobre este gobierno. Es una Resistencia con mayúscula, encabezada por la ex Presidenta de la Nación que conoce, al igual que su hijo Máximo, los túneles y pozos ciegos que el clan K profundizó. Esa resistencia ¿es fruto natural del populismo basado en un concepto bélico? O más bien ¿la voluntad de sacarse de encima -ella y sus secuaces- las cuentas pendientes con la Justicia? Ella, nativa de Tolosa, inyectó su resentimiento por su origen oscuro y su modesta crianza. Su revancha traza una línea de odio, una ostentación ofensiva de su fortuna cuyo origen, más temprano que tarde, se topará con la justicia.

No moverá las manos el nuevo Presidente de los argentinos ante las turbulencias que llueven sobre el recién nacido gobierno. Juega la Justicia y la Seguridad. El fue votado para reconciliar a la sociedad, y sacar a la Argentina de su marasmo. No es poco. Tal como lo señala Max Weber:

“La política consiste en una dura y prolongada penetración a través de tenaces resistencias, para la que se requiere, al mismo tiempo, pasión y mesura. Es completamente cierto, y así lo prueba la historia, que en este mundo no se consigue nunca lo posible si no se intenta lo imposible una y otra vez. Pero para ser capaz de hacer esto no sólo hay que ser un caudillo, sino también un héroe en el sentido más sencillo de la palabra. Incluso aquellos que no son ni lo uno ni lo otro han de armarse desde ahora de esa fortaleza de ánimo que permite soportar la destrucción de todas las esperanzas, si no quieren resultar incapaces de realizar incluso lo que hoy es posible.”

“Sólo quien está seguro de no quebrarse cuando, desde su punto de vista, el mundo se muestra demasiado estúpido o demasiado abyecto para lo que él le ofrece; sólo quien frente a todo esto es capaz de responder con un “sin embargo”; sólo un hombre de esta forma construido tiene “vocación” para la política. (7 Miradas)

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7 comments for “De Max Weber… a Mauricio Macri

  1. Peli Grosso
    07/01/2016 at 9:01 AM

    Ella, la morocha Fernandez, la de la peluca burgundi, la negra de tolosa, ya no esta en el pedestal de las muniecas de trapo.

    Que sentido tiene despotricar contra su pasado, no lo vamos a corregir.

    Si el Gobierno que tiene el poder hoy no encuentra las atrocidades que dejaron a su paso los De Vido, los Kiciloff, los Abal Medina, los coqui del chaco o como se llame ese degenerado mafioso, entonces, los argentinos seguimos perdidos.

    El Gobierno actual tiene que romperles el sistema de recaudacion y repatriar el capital que mantiene el partido peronista oculto en el exterior y que ellos mueven a su placer.

    Los Kirchner con su banda sabian perfectamente que la otra linea del peronismo, la del monarca cotur de la rosadita (no lo nombro porque es mala leche) tenia acceso y podia desestabilizar la caja del peronismo, porque el genio de esa linea era Eduardo, el otro era el muniequito al que le mostraban al publico, pero el cerebro era el que no se mostraba y asi, los Chicken lo envolvieron en varias causas judiciales, de las que el cretino era responsable por supuesto, pero con esa herramienta, de enviarlo a la carcel, lo silenciaron. Yo no trato de defender a un peronista y mucho menos a esos cretinos, pero en mi opinion, sin perjuicio de lo ocurrido despues del califato del monarca y durante el copamiento de los Chicken, si al pueblo le mostraban la estampita del monarca… creo que les ganaba las elecciones con una bolsa de cemento abajo del brazo.

    Pero eso no se pudo dar porque los chicken no solo enroscaron a los peronistas, sino a todo el pais.

    Hoy quedan dos opciones, dejar que la historia los juzgue o mandarlos en cafua por el tiempo necesario… pero crerles causas para contenerlos, no le va a hacer bien al pais.

  2. Ricardor
    07/01/2016 at 6:14 PM

    SI LOS JUECES TIENEN AUTORIDAD MORAL,¿¿QUÉ ESPERAN PARA ACTUAR, QUE PASEN 20 AÑOS???
    SE LES DEBE INCAUTAR TODOS LOS BIENES MAL-HABIDOS Y PONERLO PRESOS CORRUPTOS.
    SI LOS JUECE NO “PUEDEN”, QUE EL PUEBLO DECENTE LO EXIJA

  3. GRINGO
    08/01/2016 at 9:33 AM

    ANCHE LORO HANNO I LORO PROBLEMI.
    Germania, media contro Renzi: “populista autocratico”
    7 gennaio 2016, di Daniele Chicca

    ROMA (WSI) – In Germania evidentemente i grandi media non hanno digerito le critiche del premier italiano alla Cancelliera Angela Merkel. Matteo Renzi viene aspramente criticato in un editoriale della Frankurter Allgemeine Zeitung, il giornale più popolare della Repubblica federale tedesca.

    Il premier, accusa l’articolo al fulmicotone che porta la firma del corrispondente in Italia Tobias Piller, “governa con un misto di autocrazia prepotente e populismo“.

    “Si presenta come il salvatore dell’Europa, ma le sue idee non hanno peso”, si legge nell’occhiello. Come sarebbe la politica europea sotto il suo governo è chiaro: “più spesa pubblica, più investimenti pubblici, accompagnati dall’accumulo di debito sovrano e garanzie offerte alle banche“.

    Renzi dimentica le regole del patto di bilancio (Fiscal e Stability Pact) europeo, secondo il quotidiano.

    “Questo Partito democratico può governare l’Europa”, ha detto Renzi qualche giorno fa a suoi sostenitori e fra di loro nessuno ha dubbi su chi dovrebbe assumere nel futuro il ruolo di guida dell’Europa: Matteo Renzi, naturalmente. L’uomo che da due anni guida il proprio paese con un misto di populismo e di autocrazia prepotente.

    Agli italiani Renzi descrive il paese come una vittima della politica tedesca, incalza il corrispondente tedesco. Renzi si presenta dunque come il liberatore dalla politica d’austerità imposta “dai diktat di Angela Merkel”. Proprio sull’austerity il quotidiano si sofferma nell’ultimo affondo contro Renzi.

    “In tutta l’ Unione monetaria, dall’ inizio della crisi del debito pubblico è aumentato dal 64,9% del Pil nel 2007 al 92,1% nel 2014. Nello stesso periodo l’Italia ha visto crescere il proprio debito pubblico dal 99,7 al 132,3% del Pil e la tendenza è ancora per un aumento significativo. Al pari della Germania, nel 2003 l’ Italia ha infranto il patto fiscale, sfiorando la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil”.

  4. PUEBLO ASCHEROSO
    08/01/2016 at 9:45 AM

    VOGLIAMO PAGARE, MA NON PAGHIAMO. ASPETTIAMO IL PERMESSO DI CRISTINA

    http://www.finanzaonline.com/forum/obbligazioni-titoli-di-stato/1718750-argentina-48bis-holdouts-icsid-tfa-griesa-singer-default-scioli-macri-massa-kirchner-163.html

    Citazione:

    Originalmente inviato da Good Will Hunting Visualizza messaggio

    Primer round de Prat Gay con los fondos buitre

    08/01/16 – 04:59

    Primo round di Prat Gay col fondi avvoltoio

    Panorama empresarial. El martedì, il Governo manterrà la sua prima riunione con gli obbligazionisti che litigano a New York. Si decise di non presentare nessuna proposta concreta di pagamento.

    Strategia. Il ministro Alfonso Prat Gay, il 30 dicembre. Foto: Diego Waldmann

    Marcelo Bonelli

    Alfonso Prat Gay inizierà il martedì la negoziazione l’Argentina per liberare il conflitto esterno e cercare un’uscita alla crisi dei fondi avvoltoi. Luis Caputo, il segretario di Finanze, comincerà la sua missione in Manhattan mantenendo la prima riunione col fondo di Paul Singer.

    Clarino confermò che lì l’Argentina manifesterà il suo desiderio di risolvere il conflitto, ma si aspetta un incontro duro ed una negoziazione conflittuale.

    La strategia l’accordò il ministro con Mauricio Macri, in un incontro riservato che ambedue ebbero il mercoledì. Caputo inizia la sua missione con istruzioni precise: non porta alla riunione nessuna proposta concreta di pagamento.

    Neanche il Governo accelera le cose nel tribunale di Thomas Griesa: non è previsto la settimana prossima sollecitare un stay per facilitare i pagamenti indietro al sistema finanziario internazionale in mezzo alle conversazioni con gli avvoltoi.

    Così il Governo trascura i consigli di varie banche di investimento che gli proposero viaggiare già a New York con un piano di pagamento definito e risolvere in forma immediata il problema esterno. Una delle banche del consorzio che negozia il ritardato prestito al BCRA incluso comunicò ai suoi clienti che tutto si chiuderebbe in forma immediata. I banchieri lasciarono trascendere che ci furono già contatti informali.

    La cautela si porterà avanti per due questioni: non si vuole entrare nella logica del fondi avvoltoio e neanche si ama-politicamente—rimanere cedendo alla pressione di Wall Street. Inoltre si cerca un appoggio previo di EE. UU. in Davos.

    La gestione sarà chiave perché la Casa Rosata pretende di dare un segno: che Argentina, con Mauricio Macri, vuole rompere l’isolamento internazionale.

    Anche perché-alla fine della strada-risolvere il conflitto aprirebbe il mercato internazionale di credito.

    Macri affronta nell’esterno una situazione ambigua. Nella superficie esiste aspettativa positiva per il suo governo, ma intra muri è una dubita centrale: se il Presidente avrà la capacità e governabilità per portare avanti le sue proposte.

    I grandi fondi di investimento internazionali emisero relazioni ultra – riservati sull’Argentina e tutti ripetono uguale prognosi.

    In quelli “paper” segreti di Wall Street si regge che ancora Macri deve dimostrare che maneggia la botonera del “potere” e che è capace di “dare governabilità alle sue proposte economica”. cioè, realizzarli.

    Sostengono che fino a che non si rasserenino quelli dubbi non ci saranno decisioni importanti di investimento in Argentina.

    Quello successo con le forze di sicurezza bonaerensi ed il triplo fugge abbonò quelle inquietudini. Per quel motivo è necessaria la risoluzione del conflitto.

    Si insiste anche in un’altra questione: che non esiste ancora un programma fiscale per sistemare il monumentale deficit che ereditò di Cristina e che le prime misure economiche ampliarono.

    La sensazione è che in materia fiscale si imporsi la politica mediatica per sulle necessità economiche: Jaime Durán Barba sconsigliò qualunque accomodamento per non generare clima avverso al Governo e quello è la decisione politica di Macri.

    Il nuovo “racconto” del pubblicista diede frutti immediati, ma mantenere lo squilibrio farebbe impossibile a mrdio termine sostenere stabile il valore del dollaro.

    La porti su già di questa settimana provocò alcuni cortocircuiti. Le cerealicole accusarono i produttori di non liquidare grani. Prat Gay ebbe un duro dialogo con Ricardo Buryaile. Il ministro di Economia affermò: “Non capisco come i chacareros mantengono il suo raccolto, dopo avere abbassato le ritenzioni e svalutare.”

    Nell’esterno colpì anche un’inaspettata decisione della Corte Suprema: in una sentenza sul megacanje mantiene il procedimento del titolare del BCRA, uno dei principali funzionari dell’attuale armamento economico. Federico Sturzenegger è tranquillo e considera che quella decisione non colpirà la sua gestione. Ma il Governo avrà un’altra prova di fuoco: evitare che quella risoluzione sia utilizzata per i senatori peronista per bloccare l’approvazione del fascicolo di Sturzenegger.

    La missione di Macri a Davos è chiave per il Governo: il Presidente vuole utilizzare quello Foro per sgombrare i dubbi che esistono internazionalmente sulla sua capacità politica di portare avanti una strategia desarrollista.

    Macri primo aveva invitato Daniel Scioli nell’incontro che ebbero nella Casa Rosata. Ma l’eredità che ricevè Maria Eugenia Vidal ed il conflitto per i latitanti raffreddarono la relazione.

    In quella riunione ci furono scherzi per l’ambasciata dell’Italia. Entrambi-in piena campagna-fecero una scommessa: quello che guadagni sarà Presidente e quello che perda sarà ambasciatore a Roma. Scioli disse a sole: “Mauricio guadagnasti, ora io devo andare in Italia.” … andate a fanc… entrambi!!! …

    Sergio Massa parteciperà della maggioranza delle riunioni bilaterali previste a Davos. Massa propose ampliare la comitiva a Juan Schiaretti e Mario Dai Neves.

    Prat Gay accompagnerà-andranno soli due ministri—a Macri. Ha davanti un problema serio: incanalare un’inflazione che accumulasse un 12 percento tra novembre e gennaio.

    Il compito l’orchestra Miguel Braun che dovette superare un’incredibile situazione nella Segretaria di Commercio. Axel Kicillof ordinò lasciare terra spianata. Prima della sua partenza, l’ex ministro ordinò Augusto Costa distruggere informazione chiave su costi e prezzi. Lo sanno gli impresari di Copale. Costa compiè alla lettera: nascose computer in distinti posti dell’edificio, distrusse dati storici e desprogramó i sistemi della Segretaria di Commercio.

    p.s. grande Bpnelli … articoli dal taglio secco, deciso e preciso … un vero piacere leggerlo …
    Certo che presentarsi SENZA PROPOSTE DI PAGAMENTO…è un bell’inizio di negoziato
    Inutile, devono MORIRE DI FAME perché si decidano a PAGARE.
    Monica
    p.s. conto su Singer. Adesso che li ha per gli zebedei..non li molla su semplici promesse.
    orabasta non è collegato

  5. PUEBLO ASCHEROSO
    08/01/2016 at 10:16 AM
  6. GRINGO
    08/01/2016 at 10:21 AM

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